Le improbabili interviste di ….Cutela – Pelò

 

Pelò Ravenna

 

 

 

 

 

 

 

Appuntamento inusuale de “le improbabili interviste di Pelò” quello di questa settimana visto che l’intervistato è proprio lui ….Pelò. 

L’idea è stata lanciata da Fabrizio Cutela  (anche Pelò aveva pensato di autointervistarsi ma forse non sarebbe atto poi così spontaneo) che per rimembrare un accadimento del 6 Marzo 2016  ha pensato bene di rivolgermi alcune domande rimanendo in spirito.

Naturalmente Pelò non si è sottratto, anzi si è proprio divertito nel stare per una volta dall’altra parte del fiume cercando però di riportare alla sponda di fronte una pecora un cavolo ed un lupo potendo, però , caricarne uno per volta.

Ne è uscito qualcosa di carino con alcune ripetizioni sui concetti che lui stesso ritiene molto importanti.

Ringraziando Il Cutelone per la comparsata e l’idea più Pelò per le risposte non mi resta che lasciarvi a “l’improbabile intervista a Pelò”

Ciao Pelo e/o Pelò ….
Aiuto! Pelo, Pelò ma quanti siete? Uni Dui o Trini?

Da fuori sicuramente uno, dentro, effettivamente, c’è un discreto via vai di  personaggi, alcuni “scemi”, alcuni profondi ed alcuni molto leggeri 

Accadde oggi 6 Marzo del 2014…. Vuoi raccontarcelo?
Beh oggi 6 marzo nel 2014 ( anche se quest’intervista sarà pubblicata qualche giorno dopo penso) arrivavo a Courmayeur dopo quasi 1200 km di corsa accompagnato dal grandissimo e fedele Liso e dal gruppo sostegno della scuola radioelettrica di Torino.
Raccontarlo sarebbe un pelino lungo ed ostacolante alla vendita del libro però posso sicuramente dire che è stata una meravigliosa traccia vita intensa.

Ecco il motivo per cui oggi l’intervistatore è passato ad intervistato, pensiamo che se lo meriti no? E se volessimo approfondire questo tuo racconto?
Il se lo merito o meno sono sempre gli altri che devono dirlo, a me sicuramente piace parlare , raccontare, cercando di regalare sorrisi emozioni, spronando al fare.
Se per racconto intendi l’avventura “….io” o c’è la possibilità di acquistare “Esco a fare 4 passi” edito da Miraggi Edizioni (eventualmente chiedendolo al sottoscritto) oppure di chiamarmi e farvelo raccontare in una semplice serata motivazionale dove mi perderò nel divagare in un mondo fantastico e nella quale vi toccherà chiedermi di smetterla di parlare :-).
Raccontaci di te, da piccolo andavi sul triciclo, abbiamo le testimonianze fotografose (si può dire così?). Adesso hai imparato ad andare i bici o ancora…
di me ? due tre cose da raccontare in effetti potrebbero esserci di cui alcune già presenti nel mio secondo libro per ora edito solamente nella mia testa e che forse non vedrà mai luce.
I primi anni della mia vita non sono stati facili, ancora non c’erano le comodità odierne, il riscaldamento non era ancora stato inventato e il pelo era considerato un bene prezioso per poter rimanere caldo. Non era facile uscire di casa.
Erano i periodi dello schiavismo, le giornate passavano lentamente con una motorietà molto difficile a causa della palla di 15 kg legata alla caviglia tramite una grossa catena.
Solo parecchi anni dopo, grazie all’avvento incondizionato del gatto con gli stivali la situazione cambiò miracolosamente ed imparai ad andare prima in triciclo poi con la graziella verde che pedalava anche indietro.
Nonostante questo non ho mai imparato ad andare in bicicletta, so starci sopra , far girare i pedali e, a dire la verità, dei vari sport che pratico è quella che soffro di più e che alleno meno (bisogna dirla tutta)
Non amo i gruppi troppo numerosi, i rilanci, fare le competizioni ciclistiche e non amo la maleducazione di molti ciclisti dal fare professionista.
Amo invece le partenze alla francese, lo spirito randonnee , i viaggi ciclistici capaci di far respirare l’essenza della libertà e di cancellare la sofferenza ciclistica.
Bici a parte sono perdutamente innamorato del mio modo di sentirmi libero; l’assenza di confini mi rapisce, correre in una ciclabile delimitata da un piccolo muricciolo mi fa sentire stretto.
Perdutamente innamorato dell’iscrizione all’ultimo momento (pur pagando maggiorazioni e rischiando la chiusura iscrizioni) che mi lascia la libertà di cambiare idea/gara fino all’ultimo.
I bulldog inglesi, gli animali in genere, la natura, la tecnologia, scrivere, fare , dire , baciare , lettere, testamento …. quello non impugnabile, perché bisogna rispettare le ultime volontà anche quando il destinatario del lascito è un cane, il cugino di america mai visto ne conosciuto piuttosto che una passera 20enne che ci ha imbambolato mostrandoci il seno regalandoci un sorriso con relativo sobbalzo cardiaco.
Quando ero pittore famoso non avrei mai pensato che nella mia vita potessi diventare un uomo avvezzo alla fatica fisica.
Tra le altre cose segnalo, visto che ci sono, che mi piacerebbe poter entrare dentro alla testa di Matilda (il mio bulldog inglese) per capire cosa pensa, prova ed i perché delle sue giornate e sguardi persi nel vuoto.
Potrei dire anche altre cose, pensieri semplici o fare un po di analisi grammaticale piuttosto che moltiplicare per quel numero ormai fisso da una vita, probabilmente avrete di meglio da fare quindi vi sollevo dall’impegno e passiamo alla prossima domanda ….in caso ci sia .

Molti ti hanno conosciuto per la tua spettacolare impresa, 1200km di corsa da Tarvisio a Courmayeur, che ha anche dato origine al tuo diario, pubblicato, lo ricordiamo, da Miraggi Edizioni dal titolo serioso “Esco a fare quattro passi”, ma Pelo, dal punto di vista dello sportivo, chi è?
Sicuramente un atleta capace di creare, di mettersi alla prova non resistendo ad un istinto naturale e capace di cancellare la frase “questo è impossibile”
Un 360 gradi dentro al quale ci sta l’agonismo puro, la tranquillità, il non dover dimostrare niente a nessuno, l’essenza ed il valore vero dello sport.
Attratto da tutte le distanze, dalle esperienze nuove e tutte quelle sfide che possano far battere il mio cuore scaturendo un emozione.
Estremamente corretto e capace di trarre soddisfazione anche dalle disfatte

E dal punto di vista dell’astronauta che è in te cosa ci dici?
L’astronatuta che è in me purtroppo non ha mai preso vita così
ho provato a chiedere a astro Samantha ma temo che questa domanda rimarrà un mistero.
Non so se non stava attenta o effettivamente la distanza era troppa ma lei non mi ha visto…..e dire avevo gonfiato anche i dorsali.

Domanda aperta, quando ti fanno domande così come questa: è vero che ti chiudi a riccio?
Mi capita quando vado a letto con la testa bagnata , mi sveglio che sono riccio ma posso garantire che rimango chiuso solo dieci minuti, fino al momento che mi alzo e per forza mi apro.

Basta con le domande demenziali che dopo un pò stufano, dunque… vediamo….
Occhiali da sole o gin tonic?
Nessun dei due, gli occhiali sono a lenti chiare, ho molti difetti visivi miope astigmatico lesbico pigro migro emigro tigro tigri eufrate. In ogni modo anche quando ero visivamente a posto non ho mai avuto ne la passione ne l’esigenza delle lenti scure …. in fondo il sole è così bello …. perché oscurarlo?
Nonostante nella mia gioventù possa aver bevuto qualche bicchiere di troppo non ho mai amato l’alcool o per lo meno non ho mai trovato il reale piacere nel berlo cosa che invece mi capita con la coca cola e con l’acqua dura non fa più paura. Anche il succo di caco avariato e la spremuta di sasso di fiume mi danno un grande piacere. Il Gin Tonic era comunque uno di quelli che mi faceva più schifo come sapore quindi alla fine metto la mia personale preferenza al 17 e ad Edwige Fenech nei film degli anni 70

Parlando di Corsa a piedi, mi ha sempre affascinato la tua duplicità di agonista di buon livello con ottime prestazioni, che tuttora continui a siglare, e sportivo che compie imprese incredibili per sfidare solo te stesso. Come convivono questi due Atleti?
Si parlano spesso seduti in una panchina come Ale e Franz. Hanno capito che pur nella loro diversità estrema hanno un grande punto in comune , la passione ed il pianeta mente. Effettivamente sono due ma anche le auto, per la pattuglia dei carabinieri, provenivano ambetre dalla stessa direzione.

A un certo punto della tua vita hai deciso di macinare km su km utilizzando solo il tuo motore umano, è stato per sfidare il kilometraggio di tutte le macchine che hai posseduto messe insieme? O semplicemente per par-condicio?
Ho semplicemente seguito l’istinto dando ascolto a quella sensazione che esplodeva dentro ogni volta che sentivo parlare di questi personaggi avventurieri che sfidavano se stessi. C’era qualcosa in più in loro che, in fondo, non era il fatto di portare a termine imprese, avventure o viaggi inenarrabili, (l’ho scoperto in seguito) ma era provarci, non lasciando che un richiamo della passione rimanesse intentato.
Entrare nel pianeta mente, conoscerlo, gestirlo, diventarne “padroni” affinché anche la più terribile delle sofferenze possa tramutarsi in “piacevole” davanti al raggiungimento di un obiettivo.
E’ una grande crescita personale, una maturazione umana importantissima specialmente nel mondo in cui viviamo.
La consapevolezza del poter fare è fantastica e molto più vicina di quanto molta gente spesso pensi.
Il motore umano, l’uomo, è veramente qualcosa di incredibile.
Ogni tanto bisognerebbe fermarsi a pensare quanta perfezione il buon Dio ha inserito dentro alla nostra “macchina” ed alla potenzialità che essa in realtà ha.
Seguiamo i nostri sogni, diamo ascolto al nostro istinto di avventurieri, non arriviamo alla terza età col dubbio. Qualsiasi fallimento sarà sempre una vittoria rispetto ad esso.

Ricordiamo anche che una delle tue più grandi sfide è stata il deca-ironman, ovvero hai compiuto 10 distanze ironman in 10 giorni. Che forza ti lascia questa fantastica e massacrante sfida?
E’ stato un passo molto importante per la mia vita di ultratleta.
Veramente una grande avventura, di quelle in cui va tutto splendidamente bene.
Ottimizzato e reso più prezioso da una non aspettativa coadiuvata sicuramente dal mio essere un pelino incosciente.
“vado a vedere quanti ne faccio” dissi. Il mio pensiero, basato su quanto avevo fatto fino ad allora, era di finirne al massimo 5.
Non è stato così invece e questo grazie ad uno stato di forma fisica incredibile che aumentava col passar dei giorni, alimentando un aspetto mentale che diveniva ogni giorno più forte fino all’imbattibilità . La splendida sensazione del “non ritorno” ( la chiamo così), l’attimo in cui capisci che dal quel momento in poi niente potrà più fermarti. E’ proprio da lì che il sapore comincia ad invaderti miscelandosi ad una sofferenza sempre più tenue.
Son stai dieci giorni di magia insieme all’amico Terry, dieci giorni in cui ci siamo sentiti amati dalla splendida popolazione ed in cui il nostro semplice modo di essere “cazzoni” è emerso venendo apprezzato da tutti …….quasi 🙂

La forza che ti lascia ? La consapevolezza del potere (verbo) ….quella di prima
Ecco una semplice risposta alla quale ti chiedo di associare una domanda:
“No. Grazie”
Droga ? Fumo ? Doping ? Razzismo ? Violenza ? Guerra? Discriminazione ? Avidita? Fenomeni ? Cipolla? Trippa? Cotechino ? Calcio? …. ….vado avanti ?

Eccone un’altra:
341
Dato un angolo A in via XX Settembre a Cervia proprio davanti alla sede dell’ex cinema Europa ed un angolo B ad International Falls riferimento Mac Donalds in piazzetta principale tirando una bisettrice e considerando l’aggravio del prodotto interno lordo, la costante strada in salita che la vita di tutti i giorni ci riserva, i semafori rossi, i lavavetri, ogni tipo di sosta per richieste di carità, offerte, propaganda religiosa, politica e quant’altro, dovendo Pelò percorrerla tutta a piedi contando solo sulle sue gambe qua’è l’algoritmo sul quale dovrà moltiplicare l’apporto calorico necessario al fine di capire quanti giorni serviranno per compiere il tragitto al netto della media dell’iva vigente in ogni stato che attraverserà ?

Puoi spiegarci il percorso effettuato per ottenere il risultato ?

Sappiamo tutti che non ti piace parlare in pubblico, allora rispondi a questa domanda in privato: panino al prosciutto o lampadari antichi?

“PVT” : Credo che la mia preferenza penda sempre verso il Cavedano ma siccome ho anteposto un credo, credo sarebbe opportuno e umile andare in gita a San Pietro in Vincoli

Pelo, hai compiuto mille imprese, hai fondato un seguitissimo blog, un gruppo sportivo ma soprattutto una filosofia alla quale tutto ciò fa capo sintetizzabile nella tua frase “Domani Arriva Sempre”. Ci racconti qualcosa in più ?
… l’importante è cominciare a muoversi solo così facendo ci accorgeremo che per quanto possiamo essere lenti domani il traguardo sarà più vicino.
Creare una sana pazienza sportiva che oltre ad accompagnarci nel corso di emozioni fantastiche ci permetterà di non perdere neanche un attimo di ciò che stiamo raggiungendo.
Domani Arriva Sempre è una certezza, una speranza.
Qualunque cosa succeda lui ci sarà, sta a noi essere in grado di muoverci spostandoci in avanti con la consapevolezza che se le cose oggi sono andate non come volevamo domani sarà sicuramente meglio.

E’ la mia frase, prima di ogni avventura, ogni paura; so che c’è, oltre ogni distanza, oltre qualsiasi impegno fisico, sofferenza.
La mia ambizione, attraverso la creazione del gruppo sportivo, è quella di trasmettere qualcosa di semplice e sano, incentivando le persone a fare.
Domani Arriva Sempre è aperta solo a sportivi reali, persone che vivono lo sport in maniera semplice, sana, traendo la propria soddisfazione personale non dal risultato effimero ma dall’impegno che ognuno riesce a dedicarvi.
C’è spazio per i campioni, non per i fenomeni, anche nel caso di performance a livelli altissimi.
Tutti uguali, tutti allo stesso livello perché in fondo, come mi dice spesso Lisa, tutti facciamo la cacca allo stesso modo.

Pelo, detto Andrea di Giorgio, ci sarebbero altre mille domande da farti, ma una me la voglio tenere per la prossima volta….
La ritengo una considerazione giusta così la prossima volta che ci vediamo abbiamo già un inizio

PAURA EH! Va bene solo un’ultima ultima veramente: a quando la prossima impresa? e di che si tratta?
La prossima impresa … beh intanto l’affrontare la stagione tenendo a bada i dolori lo è già.
C’è un progetto che mi/ci affascina molto, previsto per fine estate, al quale abbiamo dato (io e Lisa) il nome temporaneo di Tri-Nacria.
E’ una sorta di viaggio sportivo che chiama in causa i tre sport del Triathlon.
Terra di Sicilia , isole Eolie da attraversare a piedi ed unire a nuoto per arrivare poi sulla costa siciliana raggiungendo Palermo alternando corsa e bicicletta.
La difficoltà sportiva sarà sicuramente nell’affrontare tappe molteplici di nuoto da 20 ed oltre km lottando con tutti gli ostacoli che possono esserci in mare aperto e con la stanchezza delle frazioni precedenti.
La difficoltà organizzativa è enorme, almeno viste le risposte al momento non pervenute, da nessun ufficio ed organo competente interpellato in regione.
Purtroppo in caso di non sostegno non sarà possibile, o almeno giustificato, l’avventurarsi in mare aperto , sto quindi valutando una soluzione alternativa che permetta di affrontare una sfida similare, magari senza bici , senza la necessità di supporti in mare ma che rimanga qualcosa di lungo ed impegnativo in un contesto fantastico come quello Siciliano.
Ho già un ideuccia in testa.
Tri-Nacria, comunque, coprirebbe la distanza di 300 km , poco oltre, divisi dire in 70 di nuoto , 120 di bici e 110 di corsa

Nota
Questa intervista è stata realizzata a Pelo per ricordare insieme il giorno del suo arrivo nella cittadina di Courmayeur il giorno 6 Marzo del 2014 alle 15.00 ecco un breve passaggio del suo arrivare (GRAZIE ANDREA!):

La traversata di ‘Pelo’
Di corsa, in solitaria la traversata dell’arco alpino per oltre 1000km

6 Marzo 2014 ore 14.59.
Un minuto separerà Andrea ‘Pelo’ di Giorgio dal traguardo della sua impresa in solitaria.
Di corsa attraverso le Alpi, riconosciuto e rinominato dagli abitanti dei paesi che ha toccato come ‘l’uomo del carretto’  proprio perchè, nella sua impresa in autonomia, ha trainato un carrello di 30kg con il necessario per integrare l’alimentazione, cambiare abbigliamento tecnico e comunicare con il mondo.

Ad una media di 55 km al giorno, su e giù per i passi di montagna, attraversando le grandi città padane e lambendo i laghi del nord Italia, Andrea ha portato con se il messaggio di Amref, ONLUS di cui è testimonial, per la raccolta fondi destinati a progetti medici nell’Africa Centrale.

Carattere, temperamento e cuore da supereroe per un uomo che nella vita di tutti i giorni vende auto e si dedica con passione alla gestione di una associazione sportiva a Cervia in provincia di Ravenna, il suo paese natale. Il vero motore di Andrea, come spesso ama ricordare, è la mente, capace di vincere le più aspre fatiche e i più forti dolori fisici per ottenere risultati sorprendenti. Chi lo ha visto, conosciuto e, in qualche tratto, accompagnato, ha potuto beneficiare della grande forza emotiva che riesce a trasferire con un sorriso, un gesto ed una chiacchierata.

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